Gestalt

La psicologia della Gestalt è una scuola di pensiero che si concentra sull’organizzazione percettiva e sulla comprensione della percezione umana. 

La Gestalt è una teoria della psicologia della percezione sviluppata nel XX secolo da psicologi come Max Wertheimer, Wolfgang Köhler e Kurt Koffka. La teoria della Gestalt enfatizza l’importanza dell’organizzazione percettiva e della percezione come un processo attivo e globale. Ecco alcune delle caratteristiche principali della teoria della Gestalt:

  1. Principio dell’organizzazione: La Gestalt sostiene che la mente umana organizza automaticamente gli stimoli sensoriali in modi significativi. Gli elementi visivi, ad esempio, vengono percepiti come uniti e organizzati in modo da formare configurazioni coerenti anziché essere percepiti come singoli elementi isolati.
  2. Principio della totalità: La percezione è influenzata dalla totalità dell’oggetto o dell’esperienza, anziché dai suoi singoli elementi. Le persone tendono a percepire l’intero prima di suddividerlo in parti più piccole.
  3. Principio della figura/sfondo: La percezione è influenzata dalla distinzione tra figura (elemento principale o centrale) e sfondo (elementi circostanti o di sfondo). Questo principio aiuta a definire ciò che è importante nell’esperienza visiva.
  4. Principio della simmetria e della continuità: Gli oggetti vengono percepiti come simmetrici e continuati in modo fluido quando possibile. La mente tende a seguire traiettorie fluide e ordinate anziché saltare da una parte all’altra.
  5. Principio della similarità: Gli oggetti simili vengono percepiti come parte di un gruppo o di un insieme. Questo principio aiuta a identificare modelli e strutture in una scena o in un insieme di elementi.
  6. Principio della chiusura: La mente tende a chiudere o completare figure incomplete. Questo significa che le persone tendono a percepire oggetti anche quando mancano alcune parti cruciali.
  7. Principio dell’esperienza passata: La percezione è influenzata dalle esperienze passate e dalla conoscenza accumulata. Le persone tendono a percepire gli oggetti in base a ciò che hanno imparato e alle loro esperienze pregresse.
  8. Principio dell’isomorfismo funzionale: La percezione è associata a modelli di attività cerebrale. Le esperienze mentali sono considerate avere una struttura interna simile alla struttura esterna degli oggetti percepite.
  9. Principio della pregnanza (buona forma): La mente tende a percepire le forme in modo chiaro e semplice, preferendo le forme che sono organizzate in modo ordinato e coerente.

Questi principi fondamentali della teoria della Gestalt aiutano a spiegare come percepiamo e organizziamo il mondo visivo e sensoriale intorno a noi. La teoria ha avuto un’influenza significativa sulla psicologia della percezione e sulla comprensione dell’esperienza umana.

Il “cosmo” è un processo

La filosofia del processo, sviluppata principalmente da Alfred North Whitehead (1929), è una prospettiva filosofica che si concentra sull’idea che il mondo sia fondamentalmente composto di processi e cambiamenti, anziché di entità statiche e immutabili. Whitehead è stato uno dei principali filosofi a sviluppare questa prospettiva nel XX secolo, ed è noto per la sua filosofia del processo, che ha influenzato diversi campi, tra cui la filosofia della scienza, la teologia e la metafisica.

  1. Processo come fondamentale: Whitehead sosteneva che tutto ciò che esiste è un processo in continuo cambiamento. Questo si applica sia alle entità fisiche che a quelle mentali. Nella sua visione, persino le particelle più piccole, come gli elettroni, sono eventi o processi in continua evoluzione. Processo come fondamento: Whitehead sostiene che il processo è il fondamento della realtà. La realtà è costituita da eventi o processi che cambiano e si trasformano costantemente. Questo è in contrasto con la visione tradizionale di una realtà statica e immutabile.
  2. Realtà come interconnessione: Whitehead ha enfatizzato l’interconnessione e l’interdipendenza di tutti i processi nel mondo. Le entità sono in rapporto l’una con l’altra, e le loro azioni e reazioni sono intrecciate in una vasta rete di relazioni.
  3. Concetto di creatività: Whitehead ha introdotto il concetto di “creatività” come elemento fondamentale della realtà. Ogni processo ha una certa dose di creatività, che gli permette di rispondere alle influenze esterne in modi unici e originali. Concetto di atti creativi: Whitehead introduce il concetto di “atti creativi” come unità fondamentali della realtà. Gli atti creativi sono eventi che includono sia l’aspetto dell’esperienza (preens) sia l’aspetto oggettivo (conseguente). Questi atti creativi si combinano per formare processi più ampi.
  4. Concetto di “actual occasion”: Whitehead ha sviluppato il concetto di “actual occasion” (occasione effettuale) per descrivere le unità fondamentali del processo. Ogni cosa nel mondo, dalle particelle subatomiche agli esseri umani, è composta da una serie di “occasioni effettuali” che si verificano continuamente.
  5. Esperienza come parte integrante del processo: Whitehead ha sottolineato l’importanza dell’esperienza come parte integrante dei processi. Anche le entità fisiche hanno una sorta di “coscienza” o esperienza, sebbene sia diversa da quella umana.
  6. Dio come concetto di armonia: Whitehead ha sviluppato anche una teologia basata sulla sua filosofia del processo. Ha concepito Dio come il “Principio Cosmico” che fornisce un’armonia all’intero processo cosmico, ma non come una divinità separata e trascendente.

Alcuni artisti e pensatori culturali hanno tratto ispirazione dalla filosofia del processo per sviluppare opere e teorie che riflettono la visione di un universo in costante cambiamento e interazione.

Edgar Varese “Integrales” 1925

Integrali”, archetipo dello stile varesino, utilizza l’arrangiamento di una piccola orchestra (due ottavini, due clarinetti, oboi, corno, due trombe, tre tromboni) e diciassette percussioni in quattro gruppi (I.piatto sospeso e tre tamburi; II. castagnole, piatti, blocchi cinesi; III. campane, catene, tamburello, gong, tom-tom; IV. triangolo, cembalo, tamburo, fruste). La ponderata esplorazione dell’universo sonoro delle percussioni e delle loro leghe con i blocchi verticali degli strumenti a fiato che coprono un’enorme estensione grazie all’utilizzo di strumenti molto bassi e molto acuti, genera risultati paragonabili a quelli che abbiamo ottenuto successivamente negli studi di musica elettroacustica.

“Gli integrali sono stati progettati per la proiezione spaziale. Li ho costruiti per certi mezzi acustici che ancora non esistevano, ma che sapevo potevano essere raggiunti e sarebbero stati usati prima o poi … Mentre nel nostro sistema musicale distribuiamo quantità i cui valori sono fissi, in la consapevolezza che avrei voluto che i valori cambiassero continuamente rispetto a una costante. In altre parole, sarebbe stato come una serie di variazioni in cui i cambiamenti sarebbero risultati da lievi alterazioni nella forma di una funzione o dalla trasposizione da una funzione all’altra.

Per farmi capire meglio, poiché l’occhio è più veloce e più disciplinato dell’orecchio, trasferiamo questo disegno nel regno visivo e osserviamo la proiezione mutevole di una figura geometrica su un piano, con la figura e il piano tutti due si muovono nello spazio, ma ciascuna con le proprie mutevoli e varie velocità di traslazione e rotazione. La forma istantanea della proiezione è determinata dall’orientamento relativo tra la figura e il piano in quel momento. Ma permettendo alla figura e al piano di avere i propri movimenti, siamo in grado di presentare con la proiezione un’immagine altamente complessa e apparentemente imprevedibile. Inoltre, queste qualità possono essere aumentate in seguito lasciando variare la forma della figura geometrica e le sue velocità … Per proiezione intendo la sensazione che ci viene data da certi blocchi di suono, potrei dire “raggi di suono”. Questa sensazione è così vicina a quella prodotta dai raggi di luce che emetterebbe una potente torcia da esplorazione. Per l’orecchio come per l’occhio, questo fenomeno dà una sensazione di estensione, di viaggio nello spazio. “

Esecuzione con partitura

Mappa

Il fonoautografo

Il fonoautografo è un dispositivo storico utilizzato per registrare e visualizzare graficamente i suoni, in particolare le onde sonore. È stato inventato dal francese Édouard-Léon Scott de Martinville nel 1857 ed è considerato uno dei primi dispositivi per la registrazione del suono. Il fonoautografo utilizzava un’applicazione di una tecnica chiamata “fonoautografia” per rappresentare graficamente le variazioni di pressione dell’aria causate dai suoni.

Ecco come funzionava generalmente un fonoautografo:

  1. Membrana: Il cuore del dispositivo era una membrana molto sottile, solitamente fatta di vetro o di un materiale simile, che poteva vibrare in risposta alle onde sonore. Questa membrana era posizionata all’ingresso del fonoautografo.
  2. Stilo: Sopra la membrana era posizionato un piccolo stilo, spesso realizzato in metallo o in altro materiale leggero. Il stilo era collegato alla membrana in modo che potesse seguire le sue vibrazioni.
  3. Supporto per il registro: Sotto il stilo, c’era un supporto su cui veniva posizionato un foglio di carta, spesso coperto da una sottile striscia di carbone o un altro materiale che lasciava un segno quando veniva toccato.
  4. Registrazione: Quando una persona parlava o emetteva qualsiasi altro suono vicino al fonoautografo, le onde sonore facevano vibrare la membrana. Questa vibrazione veniva trasmessa al piccolo stilo che, a sua volta, faceva tracciare un segno sul foglio di carta, registrando così graficamente il suono.

Il risultato finale era una rappresentazione visiva delle variazioni di pressione dell’aria create dai suoni, sotto forma di un tracciato grafico sul foglio di carta. Tuttavia, va notato che i fonoautografi non erano in grado di riprodurre il suono stesso; erano solo in grado di registrarne il profilo visivo.

Il fonoautografo è stato un importante passo nella storia della registrazione del suono ed è stato utilizzato per studi scientifici e linguistici. Tuttavia, è stato presto superato da altri dispositivi di registrazione audio, come il fonografo di Thomas Edison, che potevano non solo registrare il suono ma anche riprodurlo.

Il Fonoautografo (immagine)

Varese “Ionisation” 1929

Ionisation (1929-1931) – scritta per tredici percussionisti

Ionisation è centrato sull’espansione e sulla variazione delle cellule ritmiche, e il titolo si riferisce alla ionizzazione delle molecole.

Varèse riconobbe anche l’influenza dei futuristi italiani Luigi Russolo e Filippo Tommaso Marinetti per quanto riguarda la stesura della sua opera.

soltanto le ultime diciassette battute includono i suoni del sistema tradizionale, dove in ogni cinque accordi successivi sono contenuti i dodici suoni della scala cromatica.

“È un esempio di costruzione spaziale, che si innalza grazie a una grande complessità di piani di ritmo e di timbro che si intersecano tra di loro, e poi il rilassamento con il rallentamento del ritmo, l’entrata delle campane e l’allargamento del silenzio tra i suoni. Questi sono esempi dei suoni caratteristici della moderna vita di città.”

  1. quadri per proposte di analisi
  2. filmato con partitura

williams mix

Williams Mix (1951-1953) è una composizione elettronica di 4’15 “di John Cage per otto nastri magnetici indipendenti da un quarto di pollice. La prima musica polifonica , [1] [2] èstata creata da Cage con l’assistenza di Earle Brown , Morton Feldman e David Tudor , utilizzando un gran numero di sorgenti sonore su nastro e una partitura cartacea creata per la costruzione. “Presignificando lo sviluppo della composizione algoritmica , della sintesi granulare e della diffusione sonora,” era il terzo di cinque pezzi completato nel Progetto per la musica per il nastro magnetico (1951-1954), finanziato dall’architetto dedicato Paul Williams . [3]

Il materiale, registrato da Louis e Bebe Barron , è stato organizzato in sei categorie: città, paese, elettronica, produzione manuale, vento e suoni “piccoli”; “sottoposto … a manipolazioni di I Ching , producendo salti costanti da un suono all’altro o trame ronzanti e criptate di fino a sedici livelli simultanei.” [4] La partitura di 193 pagine, “un disegno a grandezza naturale dei frammenti del nastro, che fungeva da” spartito “per lo splicing,” [5] è descritto da Cage come simile a “il modello di un sarto – mostra letteralmente dove il nastro deve essere tagliato , e tu metti il ​​nastro sulla partitura stessa. “ [3] Così, come una ricetta, il pezzo può essere ricreato usando diversi nastri e partitura.

Il lavoro è stato presentato per la prima volta al Concerto Retrospettivo di 25 anni della musica di John Cage il 15 maggio 1958 ed è stato registrato dal produttore della Columbia Records George Avakian e pubblicato da lui su un set di tre LP con un opuscolo che include ampie note e illustrazioni di punteggi.

Larry Austin in seguito ha creato un programma per computer, il “Williams (re) Mix (er)”, basato su un’analisi di “” Williams Mix “”, che potrebbe “produrre sempre nuovi punteggi di Williams Mix”. Con questo software, Austin ha creato Williams (re) Mix [ed] (1997-2000), una variazione octoponica di Williams Mix utilizzando diverse sorgenti sonore. [6]

Nel 2012, Tom Erbe è diventato la prima persona a ricreare “Williams Mix” partendo dalla partitura originale, inserendo ogni modifica del nastro dalla partitura di 193 pagine nel computer e creando software di performance seguendo attentamente le note di Cage. [7] La performance di debutto di Erbe di “Williams Mix” è avvenuta nel centenario di Cage, il 5 settembre 2012, al Fresh Sound di San Diego. [8] Erbe ha anche creato una versione di “Williams Mix” per il ritaglio. L’album del 2014 CLPPNG , usando il clipping. campioni per registrare nuovamente il lavoro secondo le istruzioni originali.