Symphonie pour un homme seul

Symphonie pour un homme seul ( Sinfonia per un solo uomo ) è una composizione musicale di Pierre Schaeffer e Pierre Henry , composta nel 1949-1950. È un importante primo esempio di musica concreta .

Con Pierre Henry, musicista di impostazione più tradizionale che lavorava anch’egli nello studio parigino, realizza il brano più famoso di musica concreta, la “Symphonie pour un homme seul”: prima versione del 1949, elaborata da Henry nella forma definitiva nel 1951.

Il Symphonie è stato presentato in anteprima ad un concerto il 18 marzo 1950. Composto da ventidue movimenti musicali prodotti utilizzando giradischi e mixer, [1] è stato difficile da eseguire a causa di problemi tecnici. [2] Il numero di movimenti fu ridotto a 11 per una trasmissione nel 1951, e poi a 12 per la versione riveduta del 1966 di Henry. La versione rivista è stata utilizzata per le registrazioni musicali di Pierre Schaeffer – L’oeuvre . [3] I suoi movimenti sono i seguenti:

  1. Prosopopée I.
  2. Partita
  3. Valse
  4. Erotico
  5. Scherzo
  6. Collectif
  7. Prosopopée II
  8. EROICA
  9. Apostrofo
  10. Intermezzo
  11. Cadenza
  12. Strette

Schaeffer ha iniziato a sviluppare l’idea di una “sinfonia di rumori” ( Symphonie de bruits ) poco dopo aver fondato il suo studio ( Studio d’Essai ) presso RTF (ora ORTF ). [4] Ha abbozzato idee per materiali sonori nel suo diario. [5] In seguito descrisse il lavoro completato come “un’opera per persone cieche, un’esibizione senza discussioni, un poema fatto di rumori, scoppi di testo, parlato o musicale”. [6] Nel 1952 l’opera A la recherche d’une musique concrète commentava così la natura della Symphonie :

L’uomo solitario dovrebbe trovare la sua sinfonia in se stesso, non solo nel concepire la musica in astratto, ma nell’essere il suo strumento. Un uomo solo possiede molto più delle dodici note della voce acuta. Piange, fischia, cammina, batte il pugno, ride, geme. Il suo cuore batte, il suo respiro accelera, pronuncia parole, lancia chiamate e altre chiamate rispondono a lui. Nulla riecheggia più un grido solitario del clamore delle folle.

filmato

Schaeffer e i suoi hanno inventato la tecnica del sampling, del campionamento, sia pure con mezzi che oggi appaiono rudimentali. Era un tentativo, nell’Europa che stava cercando di lasciarsi alle spalle le macerie fumanti della guerra, di immaginare nuovi orizzonti sonori. Altri l’avrebbero fatto in maniera ben più profonda e incisiva, ma quell’intuizione, il campionamento, resta validissima a tutt’oggi. Sicché possiamo dire che, se una volta la musica concreta e oggi non c’è più, nel frattempo, si è di molto trasformata.

L’umanità che ne esce fuori è sconnessa, presa tra attitudini istintive e primordiali e una meccanizzazione esistenziale. E’ l’uomo degli anni 50, preso tra l’anno zero delle macerie della guerra appena trascorsa, la voglia di dimenticare e le potenzialità delle nuove scoperte elettrotecniche (il registratore, che è il mezzo di produzione dei suoni privilegiato da Schaeffer ed Henry, è uno di questi).

Cosa si può riprodurre attraverso dei suoni reali e ” trovati” se non la realtà? Questo che parrebbe un assunto incontestabile, trova la sua antitesi nella composizione di Schaeffer-Henry: tutti i suoni e i rumori della composizione sono decontestualizzati, rielaborati e giustapposti e volti a creare nuove connessioni e circuiti di senso.

Il finale merita davvero l’ascolto: è concepito come un crescendo stravinskiano cadenzato però come un brano industrial techno. L’ascolto è certamente ostico, essendo concepito ancora come un esercizio di liberazione dalle convenzionalità della musica tonale, ma moltissime delle idee presenti nell’alienata sinfonia di Henry saranno la base per l’avvento della musica moderna.

Gli anni 60 (in generale)

Gli anni Sessanta

Gli anni sessanta ampliano enormemente il vocabolario musicale a disposizione dei compositori. La forma di ogni opera è nuova, nata spesso insieme all’opera stessa. Le tecniche strumentali vengono portate agli estremi, e si può parlare con buone ragioni di musica sperimentale.

Grazie alla ventata di novità portata in Europa da John Cage, l’alea e l’indeterminazione entrano a far parte dei materiali utilizzabili in fase di composizione e di interpretazione. La Trosième sonate pour piano di Boulez, il Mobile di Henri Pousseur, Quadrivium e Aura di Bruno Maderna sono “opere aperte” (secondo la felice definizione di Umberto Eco), parzialmente ricomponibili dall’interprete.

Se Cage fa derivare dal misticismo dell’Estremo Oriente la sua poetica dell’indeterminazione e dell’ascolto, alla filosofia indiana del tempo attingono Terry Riley e LaMonte Young, padri del minimalismo, le cui opere, spesso prive di un evidente punto di inizio e di fine, sconvolgono la concezione tradizionale di ritmo e durata.

Questa decostruzione della forma tradizionale raggiunge forse il culmine, come osservavano alcuni critici al momento della prima, con Atmosphères di György Ligeti, un brano attraversato da una micropolifonia così fitta da risultare in una fascia sonora brulicante e luccicante (questo modo di comporre sarà da alcuni definito musica atmosferica, proprio in conseguenza del titolo di quest’opera). Ligetiimpiega la micropolifonia anche in altre opere, come Lux Aeterna e Lontano.

Il nuovo modo di comporre richiede anche il ricorso a tecniche strumentali inedite, come modi di emissione particolari dei fiati e degli archi, arco sul ponticello, armonici, multifonici eccetera. Un campionario esemplare di nuovi suoni è contenuto nelle opere del periodo di Krzysztof Penderecki, in particolare in lavori quali De natura sonoris, Anaklasis, Utrenja. Nella Trenodia per le vittime di Hiroshima, la parte dei 52 strumenti ad arco non è più scritta in notazione tradizionale, ma in fasce, in cui spesso è data solo un’indicazione di massima dell’altezza.

In Italia ha il via quella che Mario Bortolotto definisce in un suo famoso libro la “Fase seconda” della Nuova Musica, con autori quali Luigi Nono, Luciano Berio, Bruno Maderna, Sylvano Bussotti, Aldo Clementi, Franco Donatoni, Niccolò Castiglioni, Franco Evangelisti, con il supporto autoriale e culturale di Franco Nonnis. Spesso formatisi a Darmstadt, oppure influenzati dai contatti con i musicisti americani residenti a Roma, i compositori italiani tornano protagonisti della scena mondiale, dando vita a Palermo alla prima rassegna di respiro internazionale.

…da Wikipedia (riassunto)