Introduzione: Un Suono che Segnò un’Epoca
L’Accordo di Tristano è uno degli accordi più famosi e analizzati nella storia della musica. Apparso per la prima volta nelle battute iniziali dell’opera Tristano e Isotta di Richard Wagner, questo singolo evento armonico ha segnato un punto di svolta fondamentale. La sua sonorità ambigua e la sua difficile risoluzione rappresentarono un allontanamento radicale dall’armonia tonale tradizionale, aprendo la strada alle esplorazioni sonore che avrebbero definito la musica moderna del XX secolo.
1. Che cos’è l’Accordo di Tristano?
Nella sua forma originale, l’Accordo di Tristano è composto dalle seguenti quattro note:
F, B, D♯, G♯
La sua struttura intervallare, descritta in termini generali, è quella di un accordo contenente una quarta aumentata, una sesta aumentata e una nona aumentata sopra la nota più grave. Più in generale, il termine si riferisce a qualsiasi accordo che consiste degli stessi intervalli. Sebbene le sue note possano essere riscritte enarmonicamente per formare un comune accordo di settima semidiminuita, la sua vera particolarità non risiede nella sua composizione, ma nella sua insolita e ambigua relazione con la tonalità implicita del contesto musicale in cui è inserito. È questa ambiguità funzionale che lo rende così rivoluzionario.
2. Contesto e Significato: Più di un Semplice Accordo
L’importanza storica dell’Accordo di Tristano risiede nel suo allontanamento deliberato dall’armonia tonale tradizionale, spingendo il linguaggio musicale ai confini dell’atonalità. Con questo accordo, Wagner ha privilegiato la pura sonorità e la struttura armonica rispetto alla sua funzione tradizionale all’interno di una tonalità. Come ha scritto Robert Erickson: “The Tristan chord is, among other things, an identifiable sound, an entity beyond its functional qualities in a tonal organization” (“L’accordo di Tristano è, tra le altre cose, un suono identificabile, un’entità che va oltre le sue qualità funzionali in un’organizzazione tonale”).
Accordi con una struttura simile erano già apparsi in opere di compositori precedenti. Esempi si possono trovare nella Sonata per pianoforte n. 18 di Beethoven e in diverse opere di Chopin, come la Sonata in do minore, op. 4 e lo Scherzo n. 1. Tuttavia, sebbene ambiguità tonali simili a quelle di Wagner emergessero nel tardo Chopin, fu Wagner a “weaponizzare” questa ambiguità. Egli non inventò le note, ma ne sfruttò il potenziale enigmatico per generare un livello di tensione e incertezza che anticipava le tensioni armoniche che avrebbero caratterizzato gran parte della musica successiva.
3. Anatomia di un Enigma: Le Molteplici Analisi dell’Accordo
Dalla sua prima apparizione, l’accordo è stato oggetto di innumerevoli analisi e interpretazioni da parte di teorici e musicologi. Queste analisi possono essere suddivise in due categorie principali: quelle che cercano di dargli una funzione armonica tradizionale (analisi funzionali) e quelle che si concentrano sulla sua struttura interna o sul movimento melodico (analisi non funzionali).
3.1. Analisi Funzionali: Trovare un Posto nella Tonalità
Le analisi funzionali tentano di interpretare l’accordo all’interno della tonalità di riferimento del preludio, ovvero La minore. Le interpretazioni più comuni includono:
- Accordo di Sesta Francese: L’accordo viene visto come una sesta francese aumentata (F–B–D♯–A), dove la nota G♯ è un’appoggiatura melodica che risolve sulla nota A. In questa visione, il G♯ che risolve ascendentemente su La è la seconda di tre dissonanze accentate consecutive che risolvono per semitono.
- Accordo sul Secondo Grado: Diversi teorici, tra cui Walter Piston e Arnold Schoenberg, considerano la sua radice armonica sul secondo grado della scala di La minore, ovvero la nota B.
- Dominante Secondaria: Un’altra interpretazione funzionale vede l’accordo come una dominante secondaria (V/V), che ha sempre la sua radice sulla nota B e prepara l’accordo di dominante di La minore.
- Accordo di Sottodominante (IV): Il compositore e teorico Vincent d’Indy lo analizzò come un accordo costruito sul quarto grado (IV) della scala, considerando le altre note come alterazioni e abbellimenti melodici.
- Anticipazione della Dominante: Secondo il musicologo Jacques Chailley, l’accordo non è un’entità armonica a sé stante, ma un’anticipazione del successivo accordo di dominante. Chailley ha difeso strenuamente questa visione contro le interpretazioni atonali, scrivendo: “Non sono mai riuscito a capire come l’idea assurda che Tristanopotesse essere considerato il prototipo di un’atonalità… abbia potuto guadagnare credibilità”.
3.2. Analisi Non Funzionali: Oltre la Funzione Armonica
Queste analisi si allontanano dall’idea di assegnare una funzione tonale all’accordo, concentrandosi invece sulla sua struttura intrinseca o sul movimento lineare delle voci.
- Analisi Lineare: Teorici come Heinrich Schenker hanno analizzato il motivo interamente in base alle sue componenti melodiche, interpretando le note G♯ e D♯ come appoggiature all’interno di linee melodiche ascendenti e discendenti.
- Insieme Atonale: Il teorico Allen Forte, pioniere della teoria degli insiemi musicali, identifica l’accordo come un “atonal set” (insieme atonale) classificato come 4-27.
- Accordo “Vagante”: Arnold Schoenberg lo ha descritto come un “wandering chord [vagierender Akkord]… it can come from anywhere” (“accordo vagante… può venire da qualsiasi parte”).
3.3. L’Interpretazione Approvata da Wagner: L’Opinione di Mayrberger
Tra le tante teorie, ne esiste una che si dice abbia ricevuto l’approvazione di Wagner stesso: quella del professore ceco Carl Mayrberger. Egli definì l’Accordo di Tristano come uno “Zwitterakkord” (un accordo ambiguo, ibrido, o persino bisessuale o androgino), posizionato sul secondo grado della tonalità. In questa visione, il G♯ è un’appoggiatura, ma la natura ibrida dell’accordo deriva dal fatto che alcune delle sue note appartengono a tonalità diverse: il Fa è controllato dalla tonalità principale di La minore, mentre il D♯ è attratto dalla tonalità di Mi minore.
4. L’Eredità dell’Accordo: Influenza e Citazioni
L’impatto dell’Accordo di Tristano fu così profondo da essere citato, parodiato e riutilizzato da numerosi compositori nelle epoche successive.
- Claude Debussy: Ha citato scherzosamente il motivo nell’introduzione del suo brano per pianoforte “Golliwogg’s Cakewalk” e lo ha utilizzato in modo più serio nella sua opera Pelléas et Mélisande per musicare la frase “je suis triste”.
- Benjamin Britten: Lo ha usato in modo irriverente nella sua opera comica Albert Herring per accompagnare i singhiozzi del protagonista dopo che la sua limonata è stata “corretta” con del rum.
- Bernard Herrmann: Il celebre compositore di colonne sonore ha incorporato l’accordo nelle sue musiche per i film di Alfred Hitchcock, in particolare Vertigo, e per Tenera è la notte.
- Paul Lansky / Radiohead: Il pezzo di musica elettronica mild und leise di Lansky è interamente basato sull’accordo. Un campione di questo brano è stato poi utilizzato dai Radiohead nella loro celebre canzone “Idioteque”.
- Cinema: Il preludio dell’opera, con il suo accordo iconico, è utilizzato in modo prominente nel film Melancholiadel regista Lars von Trier.
Conclusione: Perché l’Accordo di Tristano Risuona Ancora Oggi
L’Accordo di Tristano è molto più di una semplice curiosità armonica; è il simbolo di una frattura, il momento in cui la musica ha iniziato a guardare oltre le regole consolidate della tonalità per esplorare nuovi mondi sonori. La sua tensione irrisolta e la sua profonda ambiguità continuano a catturare l’immaginazione di musicisti e ascoltatori, rappresentando la transizione cruciale verso il linguaggio della musica moderna. Come ha affermato il direttore d’orchestra Christian Thielemann, l’accordo è “la password, la cifra per tutta la musica moderna”, un accordo che “è sufficiente a se stesso”.